Diciottenne arrapata

Carlo era rimasto a guardare la ragazza per più di un’ora. L’aveva già notata in precedenza, un visino dolce, che si distingueva tra la folla della discoteca. Sembrava troppo giovane per essere in quel posto, ma i suoi occhi lo avevano catturato. Scuri, ovali, ricchi di innocenza. “Quanti anni hai? venti, ventidue?”. Lei scosse la testa, i suoi morbidi capelli lunghi fino alle spalle leaccarezzavano il collo. “Diciotto, e tu, quanti anni hai?” “Non si dovrebbe fare ad un uomo della mia età quella domanda”, sorrise, ma rispose di averne sulla quarantina. Pioveva e lui la coprì col suo cappotto lungo, avvolgendoglielo intorno. Poteva vedere la disperazione nei suoi occhi, anche se lei stava disperatamente cercando di nasconderlo. “Non ho i soldi per tornare a casa,” disse alla fine. “Chiamiamo un taxi”, le disse, “lo pago io”. Lei lo stava guardando di nuovo con quegli occhi bisognosi. Le sue labbra carnose risaltavano molto sulla sua pelle pallida, aveva gli occhi cerchiati di trucco nero, un po’ macchiato, ma aveva molto fascino. Gli dispiaceva per la situazione di questa ragazza giovane, ma allo stesso tempo non poteva ignorare i sentimenti, soprattutto quando lei avvolse un braccio intorno alla vita, facendo scorrere la mano vicino all’inguine. Sembrava un tocco innocente, ma non poteva esserne sicuro. Hanno raggiunto il suo appartamento e una volta all’interno ha acceso il fuoco e fece un caffè. Ma lei sorrise allegramente mentre lo beveva. “Qualsiasi cosa… ma più forte?” Aprì una bottiglia di rum e la guardò scolarsela in pochi minuti. Lui non mancò, causa l’alcool già bevuto, di chiederle “Sei vergine?”. Lei ridacchiò e risposte. “Beh… non proprio, la maggior parte delle persone della mia età sono già esperte” gli disse. Lui fissava i suoi capezzoli attraverso la sua maglietta trasparente. Sembrava come se lei non indossasse il reggiseno, ma non poteva esserne sicuro. Lei ebbe un’idea. “Ho il torcicollo… non che tu sia capace di fare un bel massaggio rilassante?” Carlo cominciò a strofinare il suo collo, poi le spalle. Lei apprezzava, tanto è vero che chiuse gli occhi, per rilassarsi. Dopo dieci minuti sorrise, tenendo gli occhi sempre chiusi. Carlo si sentiva irrigidirsi mentre le sue mani scivolavano sulla sua pelle, sulle spalle, più vicino ai suoi seni. Avrebbe voluto massaggiarle i seni, ma si sentiva in imbarazzo e non voleva. In fin dei conti la ragazza era carina, un fisico mozzafiato, forme perfette, tette da far invidia ad una modella, gambe affusolate che terminavano in due piedini curati e con le unghie pitturate. Profumava di fiori, quasi un aroma afrodisiaco. In un attimo afferrò un seno in una mano e la bocca avidamente succhiò il suo delicato, capezzolo rosa, assaporandone la carne morbida. L’altra mano si fece strada nei jeans e le dita rapidamente trovarono il suo morbido, umido buchetto. Lei gemette, anche se non sembrava tanto apprezzare di essere toccata da lui. I suoi seni erano ancora esposti e un triangolo di mutandine bianche uscivano dai jeans sbottonati. Lui aveva voglia di scopare, ma lei gli fece capire che tutto aveva un prezzo. Lui non pose problemi, tutti i soldi che voleva, poteva averli. “Vuoi un altro drink?”, le ha chiesto, ma lei strinse le labbra e scosse la testa. Poi si chinò un po ‘indietro, stringendosi nel divano. I suoi seni erano ancora in bella vista e lui si chinò verso di loro, questa volta lentamente, allungando una mano per accarezzarli dolcemente. Lei lo guardò e trovava altamente erotico tutto questo. Leccò ogni capezzolo, uno prima, poi l’altro, per succhiarli con forza e goduria. Lei si accorse che lui aveva il cazzo duro, il suo rigonfiamento era ormai teso contro il cavallo dei pantaloni. Lui la guardò mentre lei si masturbava i seni, le sue mani a coppa sui seni poi cominciarono ad accarezzare delicatamente i piccoli boccioli rosa. Mentre lei si toccava lui si spoglio i pantaloni e le mutande, mostrando un cazzo di tutto rispetto. Lei glielo prese prima in mano per menarlo qualche secondo e poi se lo prese in bocca, dapprima leccando la punta bella umida e poi succhiandolo tutto, fino alle palle. Andò avanti per qualche minuti, sino a che capì che lui voleva scoparle la passera, umida e disponibile. Uno sguardo alla sua fica bagnata e lui era pronto per scoparla. Gli puntò il cazzo tra le labbra e si fece strada, facendola godere come una vacca. In pochi minuti il cazzo era tutto bagnato e scivolava dentro e fuori della sua fica con facilità. Le sue palle schioccavano contro il suo culetto. Andò avanti a scoparla fino a quando non sentì di essere a poco dall’orgasmo. Tirò fuori il cazzo dalla fica all’ultimo minuto e si segò con la mano, sborrandole in faccia e sulle tette. Strisce di sperma le colavano dalla bocca e dai capezzoli. Lei non era ancora del tutto soddisfatta ed andò avanti a massaggiarsi tette e fica con le mani, spalmandosi tutto addosso. Rimase a gambe aperte ancora un po’, assaporando odori ed umori che aveva addosso, mentre lui gli leccava le labbra ed il clitoride, facendola godere.

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