Scopata in campeggio

“Arriverà mai un autobus, oggi?” Sara sospirò, esasperata per l’attesa,  col sole che le scottava la testa. Guardò le doppie porte di uscita del suo ufficio, ricordando la festa di compleanno, semplice ma memorabile che aveva avuto luogo solo una settimana fa. Aveva invitato tutto lo staff, anche dirigenziale. Nello stabile accanto era in corso un convegno per neolaureati e stagisti e la segretaria le aveva detto che laureandi provenienti da tutta la regione sono stati invitati a partecipare all’evento. A causa della sua precedente esperienza come consulente aziendale, Sara sembrava essere interessata al convegno e ci voleva partecipare. Bella e intelligente, Sara non era ancora fidanzata, ma non sembrava interessata a cercare marito anche se, allo stesso tempo, sentiva dentro un po’ di vuoto. A differenza di molti delle sue amiche non sembrava nemmeno interessata a frequentare i ragazzi della scuola, che lei riteneva troppo sempliciotti e stupidi, per i suoi gusti. Sentii un rumore secco e si accorse che era lo stridore acuto dei freni dell’autobus che si stava fermando, spalancando le sue porte davanti a lei. Ha sistemato la 24ore sulla spalla e prese la sua valigia e salì, pronta per qualche giorno di vacanza, lontano da tutti e da tutto. Destinazione le montagne dell’appennino, per il campo scuola di suo figlio. La sua infanzia era piena di ricordi di viaggi ed ha sempre pensato che le sarebbe piaciuto condividere il suo entusiasmo e l’amore per l’ambiente con i più piccoli e questo potrebbe essere un inizio perfetto. Il campo scuola scelto quest’anno era immerso nel verde e circondato da un paesaggio rilassante ed invidiabile. Mentre saliva i gradini del bus gettò uno sguardo verso la parte posteriore. Solo mezzo pieno, pensò mentre si sedette accanto a una ragazza con i capelli rossi ricci, cercando di fare i primi approcci di amicizia. “Ehi, io sono Amalia”. Tutti sul bus sono estranei. Nuovi amici sono sempre ben accetti e lei adorava conoscere nuove persone ed andare d’accordo.
I freni strillarono di nuovo e il bus barcollò fino a fermarsi, facendo salire due ragazzi e una ragazza, che era più alta di tutti e tre. Sara e Amalia alzarono lo sguardo. Amalia sbuffò e tornò al suo diario. Uno dei ragazzi aveva catturato l’attenzione di Sara. I suoi occhi, sembravano avere una sorta di brillantezza ed intensità che non aveva mai visto in nessuno dei ragazzi che quotidianamente frequentano l’ufficio dove lavora. Lei gli avrebbe fatto volentieri una foto. Altre fermate ed altri passeggeri salirono, ed un uomo che era seduto sul sedile dietro l’autista si alzò e si presentò come il signor Raimondo, direttore del campo e il loro istruttore per tutta la durata del loro soggiorno. Dopo un breve discorso sulle regole del campo e di sicurezza, il direttore del campo spiegò come erano divisi i ruoli e diede i primi ordini, una volta arrivati tutti sul posto. Come indicato, le ragazze si fecero strada oltre il ponte al loro campeggio, mentre i ragazzi andarono verso la collina dietro il bosco, al loro campo. Dall’altra parte del ponte c’era una radura circondata da pini e querce secolari. Ci sono un paio di tavoli da picnic, un posto dove fare un piccolo falò e un mucchio enorme di tende. “Sembrano piccole queste tende”, ha detto una delle ragazze, con una faccia che esprimeva delusione. Sara sorrise. Perfetto. Era contenta di non dover condividere una cabina o anche una tenda con un gruppo di ragazze. Non che non voleva godere della compagnia degli altri, ma la natura ha sempre il suo lato magico, se vissuta da soli e lei era felice per poter stare da sola, nella sua piccola tenda. Come ha costruito la sua nuova casa estiva e ha iniziato a prenderne confidenza, un desiderio strano le veniva in mente. Non riusciva a distrarre la sua mente dal ragazzo che aveva visto sul pullman, e fu così che chiese in giro se qualcuno lo conosceva, finchè trovò una ragazza che, pare, era a scuola con lui ai tempi della specialistica universitaria. Il nome della ragazza era Tess. Sara era entusiasta di scoprire che Luisa era andata a scuola con il suo uomo del mistero. Il suo nome era Armando. Luisa condivise ciò che sapeva, le disse che lui era timido, riservato, e che faceva il macellaio. Lei lo sapeva perchè era stata assistente presso la biblioteca della scuola e Armando era di casa e vi si recava prima dell’inizio delle lezioni. “Era sempre nella sezione poesia, leggeva spesso libri di Manzoni”. Questo ha incuriosito molto Sara. Sensibile e intelligente? Il mio tipo di ragazzo pensò, mentre chiudeva gli occhi per un istante, ricordando l’attimo dell’incontro sul bus. Un annuncio ha rotto il suo sogno ad occhi aperti. Tra pochi minuti c’era l’incontro di gruppo. La solita noia. I tirocinanti sono stati radunati e descritto loro i luoghi, caratteristiche, piante velenose e le tracce degli animali lasciate di recente. Sara, ascoltò la metà, si guardò intorno solo per scoprire che Armando stava facendo lo stesso. I loro occhi si incontrarono. Tutto in silenzio, mentre il responsabile proseguiva nel suo racconto. La cosa che più di tutte lei voleva, era di avere tra le sue braccia. Mentre fantasticava con la mente ha inciampato in una radice e stava per cadere, ma Armando si era precipitato giusto in tempo per salvarla da una brutta caduta in un burrone. Sentì il calore del suo corpo appena l’ha aiutata a rimettersi in piedi. “Sembra che dovrò curarti, come fossi una ragazzina”, ha detto Armando come ha tolto la polvere dal suo corpo. Il suo tocco la fece tremare. Il resto della giornata la trascosero affiancati, parlando, ridendo e conoscendosi meglio. Per tutto il giorno Sara e Armando erano inseparabili. A cena tutti tornarono verso i loro campi per mettere alla prova le loro abilità di cuochi, per prepararsi la cena. Dopo la cena e un po’ di riposo nella sua tenda Sara andò a sedersi accanto ad un gruppo di ragazze vicino al falò. Restò con loro per poco, sino a che non arrivò anche Armando e si sedette accanto a lei in silenzio, e guardarono il fuoco. Rimasero seduti in silenzio, contenti di essere insieme. Dopo quasi un’ora Sara si alzò, si stiracchiò e disse alle ragazze intorno a lei che era stanca e voleva andare a letto; lanciò un’occhiata ad Armando strizzandogli l’occhio, sperando che la seguisse nella sua tenda. Dieci minuti più tardi, Armando salutò i suoi amici. Anziché dirigersi verso la sua tenda raggiunse la ragazza nel bosco e si baciarono. Tornati al campo Sara alzò lo sguardo verso le stelle. Non poteva evitare di pensare che la sua vita stava per prendere una piega interessante. Il tempo trascorso insieme le ha fatto capire che Armando era diverso rispetto agli altri. Lei cominciò a tornare in tenda e gli disse di raggiungerla di lì a qualche minuto. Anche se era buio sapeva che era Armando. Si spogliò nel buio e si inginocchiò accanto a lui. Si baciarono e lui cominciò a toccarla ovunque, esplorando prima i seni, poi tutto il corpo, accarezzandole ogni centimetro, fino ad arrivare alla figa, bella pelosa, e cominciandola ad accarezzare e strofinando le sue dita sulle labbra umide. Lei era eccitata e lui insisteva a masturbarla, aumentando di tanto in tanto il ritmo e la velocità. Sara alzò i fianchi in risposta e si lasciò sfuggire un gemito. Incoraggiato, Armando ha continuato, muovendo la lingua lungo tutto il seno sinistro, mentre strizzava il capezzolo destro tra le dita. Il suo tocco era incredibile e le ha fatto venire più voglia. Lei sussurrò in un orecchio, “scopami!”. La sua voglia cresceva. Ondate di piacere cominciarono a muoversi dentro di lei. Sara si chinò ad accarezzargli il cazzo, per poi prenderlo in bocca. Fece scorrere la lingua su e giù per il cazzo, aspirando di tanto in tanto. Bel cazzo e più lo succhiava, più aveva voglia di farsi scopare. Dopo qualche minuto di pompino, lei si mise a pecora e con le mani si allargo la figa, facendogli capire che era giunto il momento di scoparla. Così fece lui, le puntò il cazzo e glielo infilò nella figa, muovendolo dentro e fuori, dapprima lentamente e poi con sempre maggiore velocità. Sara dimenava i fianchi, inarcando la schiena per far meglio entrare il cazzo in fica. Furono colpi secchi e colpi più morbidi, col cazzo ben lubrificato dalla fighetta bagnata e le balle che sbattevano contro il clitoride. Dopo pochi minuti lui sentiva che stava per venire e lei gli disse che la voleva tutta in bocca. Tolto il cazzo dalla figa glielo mise in bocca e dopo qualche colpo di sega le schizzò tutto dentro, fino a fargliela colare nella gola. Fiotti di panna calda e bianca che lei ingoiò voracemente, non volendo sprecarne nemmeno una goccia. Rimasero insieme abbracciati, baciandosi dolcemente. Si vestirono in silenzio, si baciarono ancora una volta e con calma lui fece ritorno alla sua tenda.

Post correlati

0 0 votes
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
error: Content is protected !!
0
Commenta il raccontox
()
x